Nel paese più AMATO DAI VERI MONTANARI, DA SEMPRE META DEL TURISMO D’ELITE, alla scoperta delle antiche tradizioni ancora presenti.

Boutique esclusive, sci estremo, ristoranti raffinati, frequentazione di volti famosi. L’immagine di Courmayeur è legata allo scintillio della vita mondana e al turismo d’élite, che ne hanno fatto una delle località più note dell’arco alpino. Superato, però, l’aspetto più superficiale, con un po’ di pazienza e tempo a disposizione si scopre una realtà la cui storia è modellata dall’amore della comunità per il territorio. Qui sopravvivono tradizioni antichissime e sapori di un tempo, da recuperare con attenzione, senza farsi ingannare da un falso “gusto di montagna”, che poco ha a che fare con la vita ai piedi del Monte Bianco.

      

Le automobili corrono sulla strada che porta in Francia, sollevando con le ruote un misto di nevischio e fango. Prima di arrivare all’imbocco del tunnel sotto il Monte bianco, attraversano uno dei paesaggi più belli d’Europa, passando accanto al centro della cittadina di Courmayeur. Il flusso delle macchine è oggi una caratteristica del paesaggio, ma la fortuna della valle, al contrario, è iniziata grazie al suo isolamento e alla sua tranquillità. Furono gli antichi Romani a sceglierla come destinazione turistica, preferendola alla più trafficata zona del Piccolo San Bernardo, allora percorsa dalla strada consolare per la Gallia. Avevano scoperto, infatti la bontà delle acque minerali che sgorgano nella regione, alcune delle quali sulfuree e dalle proprietà curative. Ancora oggi, in località La Saxe, c’è una sorgente dal tipico odore di zolfo, mentre a Prè-Saint-Didier, poco più a valle, sgorga acqua calda. Sorgono qui le Terme, un sogno che ti avvolge con il calore di una sauna e un abbraccio nelle acque termali ai piedi del Monte Bianco.

Il successo di Courmayeur è legato soprattutto all’attività alpinistica. La sfida a conquistare la vetta del Monte Bianco richiamò nell’800, esploratori da tutta Europa e proprio qui, nel 1850, nacque la prima società delle guide d’Italia, la seconda nel mondo dopo quella di Chamonix. Ancora oggi la sede della Società Guide Alpine è il miglior punto di riferimento per organizzare escursioni di ogni livello e discese fuori pista. Le più attraenti per gli sciatori sono quelle ad alta quota, sui ghiacciai dei Marbrèe, del Toula, della Brenva, oppure lungo il versante francese, attraverso la Vallée Blanche. Per salire al punto di partenza, non un banale skilift, ma una funivia spettacolare con la quale si raggiungono i 3462 metri di punta Helbronner, sul Ghiacciaio del Gigante. Chiamata “L’ottava meraviglia del mondo” Una sfida ingegneristica estrema a 3500 m fra i ghiacci perenni del Monte Bianco. Con SkyWay sarai immerso in uno scenario mozzafiato grazie alla cabina rotante a 360° e alle 3 stazioni avveniristiche con bar, ristoranti e servizi di entertainment. La vista dall’alto, anche per chi si serve solo della funivia senza sciare è impagabile e spazia dal gran Paradiso, al Cervino al Monte Rosa.

Gli sciatori meno spericolati trovano soddisfazione sulle piste, adatte a ogni grado di abilità, che si raggiungono con la funivia per Plan Checrouit, mentre i tracciati per lo sci di fondo si snodano lungo la Val Ferret, panoramica valle parallela alla catena del Bianco. In entrambi i comprnsori, non mancano occasioni per soste golose.

       

La forza della cucina valdostana sta nella qualità delle materie prime e nell’intensità dei sapori. Carne salada, mocetta, Fontina, pane di segale, polenta. Anche nel centro cittadino non mancano botteghe con la gastronomia tradizionale. Ideale accompagnamento per salumi e formaggi è il pane nero di segale. Un tempo lo si preparava solo una volta all’anno, nei forni della comunità di villaggio e lo si consumava secco. Tra novembre e dicembre le famiglie si riunivano per la panificazione, che durava alcune settimane e si svolgeva in un clima di festa. Ancora oggi, a ricordo dell’antica tradizione, i forni vengono rimessi in funzione un paio di volte l’anno. Quello ottocentesco di Dolonne, frazione di Courmayeur, conserva ancora i tavoli con le sponde alte per impastare, le mensole in legno per fare raffreddare le pagnotte, la lunga pala di legno. Durante la festa invernale del pane si sfornano circa 500 pani e quasi altrettante crenchen, antico dolce che in passato si preparava con il grasso del maiale. Oggi la ricetta è alleggerita grazie all’uso del burro, resta però la tradizionale forma di galletto, simbolo della valle.

Passeggiando per la via centrale, via Roma, cuore dello shopping, è interessante sostare nei locali storici per un bicchiere di vino davanti al fuoco. Locali ricchi di pezzi d’antiquariato, stemmi sabaudi, oggetti che raccontano il passato della zona, prima del turismo, prima degli skylift, prima delle boutique. E ricordano che il fascino di Courmayeur sta proprio nell’aver conservato costumi antichi, nella tradizione del Carnevale, come nelle abitudini di tutti i giorni. Nell piccole frazioni, ad esempio, le fontane di pietra coperte da tettoie sono protagoniste di un’antica usanza. La mattina presto, le donne si ritrovavano a lavare i panni sulle assi di legno, senza paura d’immergere le mani nell’acqua gelata; un momento d’incontro per scambiare due chiacchere con chi passava.

Un simbolo d’altri tempi, che si scopre soltanto se si ha la pazienza di superare l’apparenza mondana di un luogo ancora pieno di magia.