Ultimi raccolti, in giardino e nell’orto. Ognuno ha I suoi piccolo riti. Gli animali selvatici, sempre più presenti vicino all’abitato, spigolano I campi alla ricerca di semi e frutti lasciati indietro dal contadino. Per gli uccelli c’è l’uva di San Martino, quei grappolini rimasti sulla vite perché non ancora maturi al tempo della vendemmia., che una volta si passava a raccogliere proprio ai primi di novembre, l’estate di San Martino. Ora nessuno o fa più, abitudine scomparsa come la sensazione di tepore che ai primi di novembre vinceva le gelate. Quest’anno l’estate è arrivata fino a metà ottobre, chissà cosa succederà per San Martino, il giorno in cui, com cita il proverbio “ogni mosto si fa vino”. Gli americani, in questo periodo ringraziano. Dio e la terra. Thanksgiving, la festa del ringraziamento appunto, nasce nel seicento per celebrare il raccolto e ancora oggi è la più sentita dalle famiglie, che per una sera si ritrovano insieme, davanti a una tavola imbandita e decorata, per ringraziare di quello che si ha. In un period come questo, in cui sembra di avere sempre meno, l’esercizio di pensare alle tante cose, materiali e non, che abbiamo e a cui magari non prestiamo attenzione – e ringraziare per quelle – ci farà sentire un pò meno poveri.

Ognuno ha I suoi riti. Paolo, il giardiniere, questo mese raccoglie I cachi, nel loro massimo momento zuccherino, mentre in giardino protegge le piante più sensibili, che contro ogni “sconsiglio” mi sono incaponita a piantare, con una bella coperta di foglie. E’ bello poi, quando la sera ci infiliamo sotto le coperte, pregustando il calduccio e il piacere del riposo a giornata finita, sapere che anche loro dormono … fra quattro guanciali.