Bianchi che vengono da lontano.

Giu 21, 2021

Oceania, America, Africa: in questi continenti, da uve Chardonnay e Sauvignon, nascono etichette importanti, che esprimono la forza del loro territorio

 

I vini, soprattutto i bianchi, che provengono da altri continenti suscitano curiosità e, ultimamente, hanno conquistato una fetta del mercato italiano. Moli sono portati a considerarli tutti uguali: nascono, in realtà dalla stessa manciata di vitigni ( che non per nulla  sono detti “internazionali”, come lo Chardonnay e il Sauvignon), e spesso le tecniche di vinificazione francesi e l’affinamento in barrique, che dà una connotazione vanigliata, rischiano di appiattirne le caratteristiche. Tuttavia, al di là della radice comune, molti vini bianchi australiani, sudafricani, californiani e cileni sanno esprimer un corpo e un profumo unici. Partendo da uno stesso vitigno, nel bicchiere ci si ritrova tutta la varietà e la tipicità di questi territori.

I vini bianchi “esotici” sono molti, provengono dal Sud africa, Cile, California, Nuova Zelanda, Australia, ma anche dalla Francia (anche se vicina, è in qualche modo la madre, maestra di tutte le altre produzioni). Per quanto i vini nascano dallo stesso vitigno, ho scelto produzioni che maggiormente evidenziano le differenze esistenti e quindi le varie tipicità. Partiamo con etichette di Chardonnay che esprimono diversità marcate. Ciascuno di questi vini, pur partendo da una stessa uva, ha peculiarità proprie dovute all’influenza del terroir: zona , composizione del suolo, esposizione, microclima.

Tra gli Chardonnay il più elegante è quello francese: è più ermetico, più chiuso, ma mano a mano che si apre riproduce profumi vegetali e floreali che gli conferiscono tratti unici. Lo Chablis Grand Cru Grenouilledi La Chablissienne. All’inizio può sembrare meno interessante perché apparentemente più povero di profumi e corpo; in realtà ha solo bisogno di tempo per esprimersi meglio. Lasciati nel bicchiere, infatti, diffonde ricche note aromatiche a lungo: se si sa aspettare pi potrà godere pienamente dell’ampiezza, della consistenza e del piacevole profumo di giaggiolo. Troppo impegnativo come bianco da aperitivo, si abbina di preferenza con primi piatti conditi con salse saporite, con pesci al forno (orata al cartoccio) e, in genere, con le preparazioni ittiche della grande cucina.

Più profumato e setoso il secondo vino, l’australiano Chardonnay Roxburg della Rosemount Estate, uno dei più nobili del paese; elevato in barrique, è molto intenso e adatto ad accompagnare secondi piatti di pesce insaporiti da salse o anche piatti forti come il pollo al curry o un vitello alle erbe aromatiche.

Dalla California provengono due Chardonnay entrambi della Robert Mondavi. Il primo, lo Chardonnay Coastal è parzialmente barricato e si presta ad essere servito con più portate come antipati di pesce e timballi e quiche di verdure. Lo Chardonnay Napa Valley è più intenso adatto a piatti di pesce impegnativi come storione in umido o carne come vitello al forno o paillard di vitello.

Saltando nella parte meridionale del continente americano si trova un cileno molto particolare, lo Chardonnay Medalla Real Santa Rita, dal profumo di nettare, di fiori di campo e miele. La pienezza aromatica che esprime appena versato nel bicchiere tende tuttavia a svanire in breve tempo. Si abbina a piatti di verdure estive come peperoni ripieni, pesce in guazzetto o braciole di maiale in padella.

L’ultimo viene dal Sud Africa: è lo Chardonnay Meerlust, tra le più importanti case del Paese. Affinato in barrique, molto strutturato, accompagna a preparazioni con salmone, baccalà in umido bianco e scaloppe di tacchino

Dalla panoramica sugli Chardonnay passiamo  ai Sauvignon.

 

Il primo è australiano, il Fumèe Blanc della Rosemount; affinato in vasi di acciaio, ha un profumo fresco nel qual si coglie il lime; non è robusto ma particolarmente setoso. Caldo e fresco allo stesso tempo: nella zona di produzione, tra il giorno e la notte si registrano escursioni termiche di oltre 15°. Si serve come aperitivo, con insalate di pollo, galantine, spiedini di pesce, formaggio Taleggio.

Rimanendo in Oceania, un altro grande vino è il neozelandese Sauvignon Cloudy Bay, che presenta profumi fini ed eleganti, gusto pulito e fragrante  può accompagnare piatti di pesce saporito, zuppe di scoglio, sella di coniglio con cipollotti, terrine di selvaggina, nodini di vitello in padella.

Si cambia ancora continente, per tornare in Sud Africa con lo Chenin Blanc il più fragile e delicato tra i vini proposti. Nasce da uve di origine francese, della Loira, ed è un bianco gradevole, adatto ad essere servito per aperitivo, con antipasti magri e formaggi freschi, tortini salati a base di verdure.

E per finire torniamo in Francia con il Gewurztraminer Grand Cru Zind-Humbrecht, vino alsaziano aromatico, elegante, dotato di note speziate, di notevole persistenza adatto ad accompagnare piatti in agrodolce sia filetti di trota sia fettine di carne di maiale o pollo al cumino e paprika dolce.

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