Quando l’estate picchia, è difficile pensare al giardinaggio, pratica confinata nelle primissime ore del mattino o dopo il tramonto. Ma l’altra domenica mi sono svegliata tardi e così ho deciso di occuparmi delle ortensie. Situate in un angolo un po’ all’ombra formano ora un grosso cespuglio impenetrabile, ma non, aimè, dalle erbacce che quest’anno ho trascurato. In competizione per la luce, erano ormai cresciute fino a diventare più alte delle ortensie. Che hanno i rami fragili ma per fortuna senza spine. Per non rovinare il loro momento di gloria, un trionfo di candide fioriture spumose, mi sono messa carponi e sono entrata nel cespuglio da basso, a quattro zampe. Facilitata anche dal fatto che Tabata, per stare al fresco si era scavata un cunicolo sotto le piante. Che fresco, che divertimento lavorare da sotto a strappare le erbacce! Ogni momento il tartufo umido di Tabata faceva capolino tra i rami incuriosita dal rumore, ma soprattutto dal fatto che stavo strappando l’erba senza che nessuno mi sgridasse come invece faccio con lei appena scava e strappa le piante. Sicuramente le sarà sembrata un’ingiustizia.

Continuo a fare pulizia strappando le male erbe dal basso riconoscendole al tatto come mi aveva insegnato mio nonno.

Eccolo il giardino, un luogo dove si sperimenta a qualsiasi età questo acutizzarsi di tutti i sensi.

Così come, più in generale la natura è il luogo privilegiato dove passare di padre in figlio, da maestro ad allieva la propria esperienza del mondo.

Ci penso guardando le mie ginocchia sbucciate, ricordo le croste di quando da bambina, i rimbrotti di mia mamma che non voleva mi rovinassi le gambe.

A lavoro finito, taglio qualche ortensia e ne faccio un bel mazzo, come quelli con cui lei faceva fiorire la casa in ogni stagione. E penso che l’estate è proprio la stagione per antonomasia da vivere con tutti i sensi.